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MycoAgaricus

Rimedio spagirico estratto dal fungo Agaricus, per il riequilibrio di deficit immunitario e autoimmunità.

21,80
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Aurum Spagirici - I Funghi
MycoAgaricus
 
Estratto concentrato spagirico da fungo intero
Azione di riequilibrio nelle seguenti patologie: Allergie, diabete di tipo I e II, deficit immunologico e autoimmunità.
 
L’Agaricus blazei murril è un fungo piuttosto grande con una cappella marroncina-dorata, di forma convessa e consistenza carnosa, e basidiospore di colore marrone scuro.
 Questo fungo è stato utilizzato nella tradizione popolare per combattere lo stress emozionale, per stimolare il sistema immunitario, per migliorare la qualità della vita nei diabetici, per normalizzare i parametri metabolici (glicemia, colesterolo, trigliceridi), per prevenire l'osteoporosi, per trattare i problemi gastroenterici e circolatori e per contrastare le malattie allergiche, autoimmuni ed oncologiche.

L'Agaricus è un fungo che può essere utilizzato con successo quando la risposta immunitaria è deficitaria o iperattiva, ed è in grado di direzionarne la risposta. In questo senso la sua azione può essere utile e spazia dalle infezioni, al cancro, alle malattie autoimmuni, alle allergie. I suoi effetti si esplicano a vari livelli sul sistema immunitario, con particolare preferenza per la milza e il midollo osseo e quindi può risultare molto utile nelle leucopenie indotte da radio e chemioterapia. E' indicato nella gestione degli effetti collaterali delle terapie antioncologiche convenzionali. Molto spesso coadiuva e migliora anche la risposta ai chemioterapici, quindi la sua assunzione non è controindicata in corso di terapia convenzionale. E' indicato in tutte le neoplasie di origine "tossica" (es. da esposizione lavorativa), quelle che interessano gli organi peritoneali (stomaco, intestino, fegato, pancreas, vie biliari, polmoni...), per le neoplasie linfoproliferative e per tutte le neoplasie con tendenza a dare ascite.

E' un fungo che lavora molto bene come supporto nelle malattie autoimmuni, per la sua capacità di sedare l'iper-reattività non controllata del sistema immunitario senza deprimerne l'azione.
Nel diabete di tipo I è molto utile la sua associazione con il MycoCoprinus e nella tiroidite autoimmune la sua associazione con il MycoReishi.
Molto efficace anche nelle malattie autoimmuni sistemiche (LES, artrite reumatoide...). Nelle malattie neurodegenerative autoimmuni, quali la sclerosi multipla, è utile associarlo al MycoHericium, che effettua uno stimolo ricostruttivo del tessuto nervoso (formazione della mielina), mentre l'Agaricus blocca la distruzione indotta dall'autoimmunità.
 
Consigli d'uso: 10 gocce sublinguali al giorno

Boccetta da 30 ml
 
 
L'Agaricus è un fungo che contiene il 38,5% di proteine, il 2,6% di grassi, il 2,7% di carboidrati, il 12,4% di beta-glucani e il 20,6% di fibre, anche se queste percentuali possono variare a seconda dello stadio di crescita. Contiene poi minerali (sodio, calcio, ferro, potassio...), vitamine del gruppo B (B1, B2, B6, B12, Niacina, Acido Pantotenico, acido folico, biotina) e vitamina D.
La vitamina D è presente solo nel corpo fruttifero cresciuto al sole e non nel micelio o nel fungo coltivato in ambienti chiusi a temperatura controllata. Il corpo fruttifero contiene enzimi (tra cui polifenolo-ossidasi e beta 1,3-glucanasi) che rimangono attivi anche dopo il processo di essiccazione.
I beta-glucani vengono captati dai macrofagi gastrointestinali (cellule M) e da lì trasportati ai tessuti reticolo-endoteliali e al midollo osseo, dove vengono processati a opera dei macrofagi in piccoli frammenti solubili, in grado di legarsi al recettore CR3 del complemento su cellule del sistema immunitario innato, che vengono così attivate a riconoscere e ad attaccare cellule alterate (trasformate o infettate da virus), o psonizzate (riconosciute da anticorpi specifici).
Per la loro funzione è quindi necessaria la presenza del recettore CR3 sulla membrana cellulare e dell'anticorpo sulle cellule bersaglio. La resistenza o suscettibilità all'azione dei beta-glucani dipenderebbe quindi dalla presenza o assenza di anticorpi in grado di opsonizzare le cellule tumorali.
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